Non chiamateci orsetti di plastica.
Non c’è dubbio. E' il fenomeno più interessante degli ultimi quarant’anni di spettacolo televisivo.
La storia di questi “strani ragazzi” si perde nei meandri della memoria collettiva.
Nati perlopi? in un bordello del paleolitico, gli appartenenti al CIRCO PLASTICO, hanno un’atavica esperienza nelle arti circensi e culinarie. Dopo aver calcato le luci della ribalta e del Big bang, approdano in un terreno di confine fra l’eretico e l’endemico, ben descritto dallo storico dell’arte Arthur Miller nel suo “Barbie non è solo una stronza”.
Oggi il “CIRCO PLASTICO” è una delle realtà più interessanti da un punto di vista antropologico e chimico, fisico ed estetico, metodico ed eolico.
Il gruppo si consolida alla fine del mesozoico quando Elvis, cantando la canzone “Love me tender”, li aduna a se proponendo un contratto in tutto il mondo. Il tour in realtà non avrà mai fine sino all’arrivo della prima glaciazione. Negli ultimi 2000 anni hanno lavorato per il Papa, per Luigi XV, per la regina Vittoria e la casa imperiale cinese, per Napoleone Bonaparte, per la magistratura di Palermo e il sindacato dei ciabattini. L’ultimo intervento canoro è datato 1974: pezzo di chiusura del concerto di Nilla Pizzi/a.
La poliedricità della formazione è il vero punto di forza del gruppo. Sanno cantare, ballare e suonare. Recitare con i peli sulla lingua, giocare a scopa, tressette, scacchi, ramino e poker. Sanno mungere vacche, coltivare i campi e fare la ricotta.
Il CIRCO PLASTICO è il ragù della vostra lasagna, il modem del vostro computer o più semplicemente lo sciacquone del vostro water. L’incontro con il CIRCO PLASTICO sposta generalmente la linea di confine innata che l’uomo ha del trash.
Non si tratta semplicemente di Pupazzi animati, ma di anima primordiale capace di scarnificare il vostro pregresso gusto per il bello e l’edonè.
Fabrizio Giummarra
La Forza del PVC
“Non si rimane indifferenti di fronte ad uno spettacolo del CIRCO PLASTICO, non si ritorna alla vita quotidiana esattamente come prima, dopo aver assistito ad una performance del CIRCO PLASTICO. E’ una forma di arte in grado di condizionare lo spirito ed il corpo, subliminando, nel percorso creativo dello spettacolo, l’essenza stessa dello spettatore, le sue opinioni, i suoi desideri più nascosti. C’è nel CIRCO PLASTICO il senso della vita: la pulizia del gesto rigido, ma allo stesso tempo fluido e mobile, dotato di un movimento dinamico come fornito da una forza superiore, quasi divina.
C’è nel CIRCO PLASTICO la bestialità della natura fissata per sempre nel PVC, il gioco collettivo di creature che mai avrebbero avuto la possibilit? di interagire al di fuori del CIRCO PLASTICO, perch? ? solo in questa dimensione patafisica, come la definirebbe Jarry, che Elvis può esibirsi con i suoi brontosauri, la capretta ballare col coccodrillo e la giraffa fare sesso con l’ippopotamo.
Guardare il CIRCO PLASTICO da un senso alle guerre del petrolio, al buco dell’ozono, alle polveri sottili, a diossina e rifiuti tossici, un piccolo sacrificio per poter assistere alla nascita di una grande ARTE.”
Non c’è dubbio. E' il fenomeno più interessante degli ultimi quarant’anni di spettacolo televisivo.
La storia di questi “strani ragazzi” si perde nei meandri della memoria collettiva.
Nati perlopi? in un bordello del paleolitico, gli appartenenti al CIRCO PLASTICO, hanno un’atavica esperienza nelle arti circensi e culinarie. Dopo aver calcato le luci della ribalta e del Big bang, approdano in un terreno di confine fra l’eretico e l’endemico, ben descritto dallo storico dell’arte Arthur Miller nel suo “Barbie non è solo una stronza”.
Oggi il “CIRCO PLASTICO” è una delle realtà più interessanti da un punto di vista antropologico e chimico, fisico ed estetico, metodico ed eolico.
Il gruppo si consolida alla fine del mesozoico quando Elvis, cantando la canzone “Love me tender”, li aduna a se proponendo un contratto in tutto il mondo. Il tour in realtà non avrà mai fine sino all’arrivo della prima glaciazione. Negli ultimi 2000 anni hanno lavorato per il Papa, per Luigi XV, per la regina Vittoria e la casa imperiale cinese, per Napoleone Bonaparte, per la magistratura di Palermo e il sindacato dei ciabattini. L’ultimo intervento canoro è datato 1974: pezzo di chiusura del concerto di Nilla Pizzi/a.
La poliedricità della formazione è il vero punto di forza del gruppo. Sanno cantare, ballare e suonare. Recitare con i peli sulla lingua, giocare a scopa, tressette, scacchi, ramino e poker. Sanno mungere vacche, coltivare i campi e fare la ricotta.
Il CIRCO PLASTICO è il ragù della vostra lasagna, il modem del vostro computer o più semplicemente lo sciacquone del vostro water. L’incontro con il CIRCO PLASTICO sposta generalmente la linea di confine innata che l’uomo ha del trash.
Non si tratta semplicemente di Pupazzi animati, ma di anima primordiale capace di scarnificare il vostro pregresso gusto per il bello e l’edonè.
Fabrizio Giummarra
La Forza del PVC
“Non si rimane indifferenti di fronte ad uno spettacolo del CIRCO PLASTICO, non si ritorna alla vita quotidiana esattamente come prima, dopo aver assistito ad una performance del CIRCO PLASTICO. E’ una forma di arte in grado di condizionare lo spirito ed il corpo, subliminando, nel percorso creativo dello spettacolo, l’essenza stessa dello spettatore, le sue opinioni, i suoi desideri più nascosti. C’è nel CIRCO PLASTICO il senso della vita: la pulizia del gesto rigido, ma allo stesso tempo fluido e mobile, dotato di un movimento dinamico come fornito da una forza superiore, quasi divina.
C’è nel CIRCO PLASTICO la bestialità della natura fissata per sempre nel PVC, il gioco collettivo di creature che mai avrebbero avuto la possibilit? di interagire al di fuori del CIRCO PLASTICO, perch? ? solo in questa dimensione patafisica, come la definirebbe Jarry, che Elvis può esibirsi con i suoi brontosauri, la capretta ballare col coccodrillo e la giraffa fare sesso con l’ippopotamo.
Guardare il CIRCO PLASTICO da un senso alle guerre del petrolio, al buco dell’ozono, alle polveri sottili, a diossina e rifiuti tossici, un piccolo sacrificio per poter assistere alla nascita di una grande ARTE.”
Gugliemo Bartoli
Direttore artistico Festival Fasti Verulani IL CIRCO PLASTICO COME MODALITA’
L’eccezionalit? della produzione CIRCO PLASTICO ? la realizzazione "Live" dei video. Tutte le loro performances vengono girate, riprese e montate e nell'arco di un solo giorno. Questa caratteristica determina l’unicit? dell’episodio sia in termini temporali che di spazio scenografico. I video si adattano e si ambientatano nel luoghi dove il CIRCO PLASTICO ? ospite, riflettendo luoghi, umori e colori della manifestazione.
E’ cos? che, di volta in volta, i numeri del circo plastico hanno facolt? di introdurre artisti, documentare festivals e aggiungere un tocco d'estro all'evento per cui vengono creati.
CIRCO PLASTICO al Festival
L'offerta festivaliera trova il suo punto fondante su due assets di riferimento: la contestualit? e la contemporaneit? dell’azione scenica.
La prima componente struttura, a partire dai luoghi, dalle persone che vi lavorano, dal clima che si respira, il giusto ed equo taglio artistico per la creazione dello story-board.
La seconda si concretizza invece nella ricerca, all’interno di una prestabilita caratterizzazione dei personaggi, di un ampio margine di improvvisazione dedicato a quello che sta accadendo “ora”: incomprensioni fra organizzatori, assalto di un forno, sciopero locale delle mucche, riduzione di fondi, improvvisa inondazione o battesimo del milionesimo bambino della citt? in cui il circo ? ospite.
La contingenza rappresenta l’unica vera regola di struttura ed i ragazzi del circo plastico sono ben contenti di annusare il presente ovunque si trovino. La loro mission ? operare nel campo delle denunce sociali e ambientali, far ridere la gente e divertirsi pi? degli spettatori. Sembrano obiettivi sideralmente lontani ma, mentre vi conducono alla scoperta dell’ennesima statua caratteristica o vi mostrano il piatto tipico di una zona rurale, siate coscienti che stanno tramando qualcosa per voi. Incontrateli e non ve ne pentirete.
